Quote Associative

QUOTE ASSOCIATIVE

Requisiti delle ricevute rilasciate all'atto di iscrizione 

Il tema che di seguito trattiamo, richiederebbe un approfondimento sicuramente maggiore; per necessità di redazione ci limitiamo ad accennare alle questioni, a nostro avviso, più rilevanti o più utili a chi è chiamato a gestire una A.S.D. Il caso concreto, da cui prendiamo spunto, è quello relativo all'emissione delle ricevute rilasciate per "certificare" l'adesione annuale (quota associativa) e il pagamento dell'iscrizione all'attività sportiva annuale. Premesso che, spesso, accade che entrambe le quote siano annotate in un'unica ricevuta senza distinzioni nella descrizione, ribadiamo che è consigliabile tenerle distinte. La prima, infatti, che non riveste una diretta rilevanza fiscale, certifica l'atto di effettiva adesione da parte del socio dando così certezza formale e sostanziale al rapporto associativo: pertanto devono essere riportati, oltre all'intestazione dell'A.S.D., almeno i dati anagrafici dell'associato, l'importo della quota, l'anno sociale di competenza e la data del rilascio. Buona norma, inoltre, sarebbe predisporne duplice copia e archiviarla secondo un criterio cronologico. La ragione di una tale formalità, risiede nel fatto che, per l'associazione, è di fondamentale importanza essere in grado di individuare con certezza la composizione della base associativa e quindi di consentire, agli aventi diritto, di prendere parte alle assemblee elettive, all'approvazione del rendiconto di gestione annuale e alle attività di indirizzo e governo dell'A.S.D. Per quanto attiene, invece, alle ricevute rilasciate per l'iscrizione alle attività sportive annuali ci troviamo di fronte alla necessità di qualificarle dal punto di vista fiscale. In altri termini, è opportuno chiedersi se le quote che si incassano rappresentino uno specifico corrispettivo a fronte di una prestazione e, in seconda battuta, se il soggetto che paga la quota, sia un associato oppure non lo sia. Infatti, a seconda dei casi, ci possiamo trovare nella situazione di qualificare gli incassi come proventi di natura commerciale ovvero privi di rilevanza commerciale. Facciamo specifico riferimento a quanto stabilito, per gli enti privati non commerciali di tipo associativo, dall'art. 148 del TUIR e dall'art. 4, commi 4 e 6, del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633 (legge IVA). Si tratta di speciali previsioni che, previa la sussistenza delle necessarie condizioni, escludono che alcune attività degli associati assumano carattere commerciale. Pertanto, pur non essendo sancito da nessuna normativa, è fortemente consigliabile predisporre una ricevuta, per le attività svolte dagli associati e quindi "de-commercializzate", che preveda la denominazione dell'associazione, la data, la numerazione progressiva, la descrizione dell'attività, l'importo riscosso ed i riferimenti normativi in merito alla irrilevanza fiscale ai fini IRES ed IVA.  E' pacifico, infine, che l'A.S.D., qualora l'attività sia rivolta a non soci, sia tenuta ad emettere idoneo documento di incasso ai fini fiscali e ad adempiere ai conseguenti obblighi contabili.

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