Processi mentali nello studio e nella pratica dell’improvvisazione

Analizzando la pratica musicale giornaliera per migliorare l'aspetto tecnico e mentale relativo all'improvvisazione, ho riscontrato diversi importanti punti da tenere presente e su cui lavorare e che ho pensato di sottoporre agli amici del Forum.
Sebbene siano concetti che se approfonditi coprirebbero pagine di inchiostro (di stampante :-), cercherò di essere breve e chiaro: se non lo fossi perdonatemi e criticatemi pure.
Il primo processo mentale e tecnico da affrontare è rappresentato dalle licks (le chiamo licks per semplificare ma possono essere scale, arpeggi, studi tecnici, brani interi). In questa fase bisogna imparare a memoria qualche frase musicale alla volta (breve o lunga): per farlo bisogna cantarla o nella mente o  con la propria voce mentre si suona (se si cantano errori, usciranno fuori errori, se si canta correttamente allora probabilmente ci sarà una buona esecuzione). Questo processo è fondamentale e tutti lo conoscono: si imparano a memoria frasi musicali che solo successivamente si suonano. Lo stesso processo è analogo allo studio di un repertorio, sia esso classico o moderno, ed è ben conosciuto specialmente da musicisti di musica classica o da qualsiasi musicista che si cimenta nello studio di una cover o nel tema di uno standard. In questa fase il cervello non opera nessun processo creativo, ma si limita a riprodurre, anche con una certa personalità (se esiste) un qualcosa che conosce e che sa "cantare" (metto il virgolettato su cantare perchè è il punto centrale del discorso). Il cervello in questo caso opera in un determinato emisfero e la sede emisferica dove risiede "il nostro creativo" non è utilizzata. Questo rappresenta un grosso problema per noi musicisti che vogliamo diventare improvvisatori. Il problema è così serio che è necessario cominciare a lavorare sulla "parte creativa" cercando di mettere in funzione la parte emisferica al lei dedicata per poter cominciare ad improvvisare qualcosa di nostro e cominciare a far partire quel processo che chiamiamo "improvvisazione". Non è possibile dilungarmi oltre sul primo processo e passo direttamente al secondo. Nel secondo processo mentale dobbiamo operare in modo che le nostre licks (meglio dire: qualcuna di queste licks) siano inserite in modo creativo in un contesto sonoro armonico. Ma il problema è rappresentato dal far funzionare l'altro emisfero che oltretutto è anche un emisfero misterioso, un emisfero senza "didattica", senza una tecnica ben precisa. Si sa che l'improvvisazione è difficile da insegnare proprio perchè si deve lavorare su una parte che notoriamente sfugge ad analisi precise. A questo punto del mio discorso mi chiedo quale potrebbe essere la modalità per potere "innescare" questo processo e far lavorare l'emisfero creativo? Credo di averla trovata proprio ritornando al punto iniziale del primo processo: come si è innescato il primo apprendimento? Con il canto a memoria della frase. Ritengo che anche questo processo si inneschi con il canto: dobbiamo cantare la licks che ci viene in mente - senza canto non si va avanti e non si può improvvisare. Se non siamo in grado di cantare frase su frase in modo creativo non possiamo improvvisare o se lo facciamo, lo facciamo male. Anche per questo molti musicisti ci appaiono monotoni: ripetono a memoria (o quasi) le loro licks e non ci sorprendono e non ci emozionano e dunque ci appaiono meccanici. Chiunque sia arrivato ad un buon livello di improvvisazione sa che nella costruzione di un solo veramente "improvvisato" c'è molto cantato. Il canto mentale o con la propria voce è un'anello di congiunzione fra i due emisferi e rappresenta un aspetto assolutamente non trascurabile se si vuole apprendere l'arte dell'improvvisazione.
Per concludere voglio semplicemente dire che non sono un medico e che non ho conoscenze specifiche, se ho usato termini quali cervello, mente od emisfero, li ho semplicemente usati per  descrivere un processo puramente empirico.

Articolo tratto da: http://www.axemagazine.it

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