L’Allenatore nelle scuole calcio

da: calcioillustrato.com

CALCIO E PSICOLOGIA

Di Aldo Grauso - 12.12.2012

L'allenatore nelle scuole calcio

Quando si parla di bambini non si può non fare affidamento alla teoria dello sviluppo evolutivo, soprattutto per la parte emozionale/affettiva e quella cognitiva. Per approfondire maggiormente questo tema a livello teorico spiegherò sinteticamente, collegandola al contesto sportivo, la "teoria psicogenetica" di Jean Piaget, uno dei padri fondatori della psicologia dei bambini che ha suddiviso lo sviluppo evolutivo in quattro fasi, di cui tratterò le due inerenti alla scuola calcio (vedi box “Le 4 fasi evolutive del bambino”).Ogni aspirante allenatore dell’attività di base, dotato o meno del patentino Coni-Figc o Uefa, deve avere una buona conoscenza dello sviluppo emotivo, ormonale e cognitivo dei bambini che andrà ad allenare. Procederò a dividere le categorie Piccoli amici, Pulcini, Esordienti per analizzare nel dettaglio i fenomeni caratteristici basilari propri delle età riferite.

Piccoli Amici   Tutti i bambini che rientrano nell’età dai 3 ai 7 anni si ritrovano dal punto di vista scientifico evolutivo all’interno della fase Pre-Operatoria. Il bambino acquisisce progressivamente la dimensione di sé; prende coscienza della sua collocazione in uno spazio e in un tempo che riesce via via a percepire, a definire, a rappresentare; comincia a raccontare, a raccontarsi, a ricordare e a estrinsecare i suoi ricordi. Dunque in questa fase il bambino diviene molto intuitivo e si dimostra ormai capace di capire e farsi capire attraverso il linguaggio simbolico, uno su tutti il disegno.  Il bambino, però, non è ancora in grado di operare una netta distinzione fra sé e gli altri, fra sé e le cose, e di conseguenza è portato pensare che ogni cosa che lo riguarda è più importante e privilegiata rispetto a tutte le persone che lo circondano, soprattutto verso i suoi compagni. è questa la fase dell’Egocentrismo conoscitivo (vedi box “L’Egocentrismo”). In questo momento l'allenatore deve facilitare il suo “Ego”, accoglierlo e non negarlo in virtù di una logica di gruppo squadra che ancora dal punto di vista cerebrale e cognitivo non può avere. In pratica l’allenatore della categoria Piccoli amici deve sapere gestire tanti piccoli egocentrici che per la prima volta si ritrovano l’uno vicino all’altro in un contesto che non sia quello scolastico. Per fare questo l’educatore dei primi calci deve avere come conditio sine qua non due fondamentali strumenti: empatia e pazienza. Il bene primario è il singolo inserito in un insieme, il concetto di gruppo verrà in seguito con le categorie successive.
Pulcini / Esordienti Tutti i bambini che rientrano nell’età dai 7-8 ai 11-12 anni si ritrovano dal punto di vista scientifico evolutivo all’interno della fase Operatoria o del Pensiero Concreto. Chi lavora coi bimbi di questa fascia d’età nei contesti sportivi-ludici, come l'allenatore, deve sapere che dal punto di vista cerebrale e cognitivo si forma nel bambino la capacità di operare delle classificazioni. Classificare significa sapere formare concretamente e rappresentare classi di oggetti che abbiano almeno un requisito in comune e sapere includere ogni classe in una più ampia (ad esempio: mele < frutti < vegetali < alimenti… eccetera). Nel contesto sportivo ciò comporta che se nella fase precedente il bambino era il singolo dentro un insieme di singoli, ora inizia a comprendere il concetto di gruppo, classificando sè e gli altri compagni come classe di una macro classe, ovvero la squadra. Così come nella scuola arriva il concetto di gruppo/classe, nel mondo sportivo subentra quello di gruppo/squadra. Anche le regole, che prima il bambino concepiva come incarnate nella volontà delle figure parentali e dell’adulto in generale, subiscono un’evoluzione positiva nella misura in cui si interiorizzano. In tal caso esse non sono più soltanto imposte, ma vengono pensate e “costruite” in un rapporto di interazione; cessano di essere immutabili e si fanno dinamiche, flessibili, condivise e  soprattutto funzionali ad un determinato compito e in un determinato contesto. Il fenomeno dell’Egocentrismo, tipico della fase precedente, comincia a diminuire e a cessare quasi completamente. La pura e semplice obbedienza viene gradualmente sostituita da un più maturo senso di giustizia, di equità, di solidarietà. Dunque l’allenatore di queste due categorie, seppure vicine tra loro, deve sapere che dai Pulcini può solo intravedere l'acquisizione del concetto di gruppo, quindi può concedere qualche feedback positivo o negativo esteso a tutta la squadra e non soltanto a singoli bambini, mentre dagli Esordienti può finalmente contare sul concetto di unione, di squadra e di obiettivo comune. è infatti consigliato, in questa che è l’ultima categoria della scuola calcio, lodare o criticare sempre il gruppo. Nel primo caso, per non enfatizzare troppo doti individuali che potrebbero portare a sentimenti egoistici o in casi gravi narcisistici, e di conseguenza a sentimenti di invidia condivisa del resto del gruppo; nel secondo per non rischiare di avere un effetto di capro espiatorio a discapito di un gruppo corresponsabile, nel bene e nel male, di comportamenti o atteggiamenti non consoni. Seconda fondamentale acquisizione in questa fascia evolutiva, collegata direttamente al concetto di gruppo, è quella del concetto di ammirazione e imitazione per figure adulte dello stesso sesso (in quella precedente era incentrata nella figura di sesso opposto, la mamma per il bambino). I maschietti in questa fase vogliono stare solo con i maschietti. è la fase del maschi contro femmine.  Gli allenatori devono essere consapevoli di rappresentare figure di forte impatto emulativo per i bambini, diventano quasi sempre dei “super uomini” e in taluni casi veri e propri “secondi padri”. Questo vuol dire che la loro leadership (ovvero il modo di condurre e guidare un gruppo) viene riconosciuta a priori come autorevole e non autoritaria per il semplice fatto che la presenza dei bambini al campo non è imposta ma scelta, dunque devono  cercare di farsi seguire con strategie comunicative verbali e non verbali diverse da quelle, certe volte, costrittive e rigide proprie dei genitori.

focus su > L'egocentrismo Uno stato primordiale Il termine egocentrismo, si legge nel dizionario De Mauro Paravia, deriva dalla “parola  greca ἐγώ che significa 'io' e da κέντρον che significa 'centro', così da significare colui che pone se stesso al centro dell'attenzione propria e altrui considerando gli altri e le loro cose sempre in rapporto e in subordinazione a se e alle proprie cose.” A ciò si può aggiungere la spiegazione data dal vocabolario Treccani (2003) che descrive l’egocentrismo come “un’ atteggiamento, anche patologico, di chi tende a porre sé stesso al centro di ogni evento”.Ad aprire il varco di stampo psicologico/cognitivo è  stato lo psicologo svizzero Jean Piaget (1964) che, osservando sistematicamente lo sviluppo della mente dei suoi figli, scoprì un comportamento legato all’età mentale che definì in un primo tempo autistico; successivamente Piaget cambiò il termine con la parola egocentrismo. Secondo Piaget l’egocentrismo è uno stato mentale “primordiale” del bambino, uno stato dove si sente in simbiosi con la madre e dove non differenzia altro da se stesso così da diventare una caratteristica tipica del comportamento infantile, che consente di vedere il mondo con se stessi al centro e tutto il resto a cerchi concentrici, dove l'importanza sfuma in relazione alla distanza. Da qui il termine egocentrico o egocentrica. In questa situazione il bambino ritiene che tutto sia dovuto e che esista solo la soddisfazione dei propri bisogni. Tale fenomeno dovrebbe concludersi verso il compimento del settimo anno di età.

grauso-dicembre

 

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