La scuola di pensiero di Loris Malaguzzi

Parole Chiave: scuola di pensiero, bambini, apprendimento, seguire un percorso

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Vita e inizio del pensiero 

Loris Malaguzzi nasce a Correggio nel 1920 e una volta compiuti gli studi, inizia ad insegnare nelle scuole dello stato quando, nell‘aprile del 1945, aderisce all’ambizioso progetto di un gruppo di gente comune di origine contadina e operaia che in un piccolo borgo di campagna nei pressi di Reggio Emilia, decide di costruire e gestire una scuola per bambini e bambine. E questa fu la scintilla che fece nascere in seguito altre scuole in periferia e nei quartieri più poveri della città, tutte inventate e autogestite.

All’educazione dei bambini provvede un gruppo di insegnanti molto motivati e la battaglia più dura è avere l’aiuto dei genitori che chiedono una scuola diversa, che creda nelle capacità dei bambini:
questo esprimeva la convinzione che nei bambini bisogna innanzitutto credere.
Così Malaguzzi, ormai lasciata la scuola dello Stato piena di vuoto formalismo, frequenta a Roma un corso di psicologia; al rientro fonda con il comune di Reggio, nel 1950, un Centro Medico Psicopedagogico per bambini in difficoltà. Cominciò così a lavorare parallelamente nel centro e nelle scuole autogestite. Nel 1963 nasce la prima scuola comunale per l’infanzia “Robinson”, che per farsi conoscere dà corpo ad un’idea molto efficace: portare una volta alla settimana la scuola in città. Qui facevano lezioni all’aperto in modo da mostrare alla gente cosa significava per i fanciulli questa opportunità di apprendimento. La domanda di accesso alle scuole infantili costituiva sempre più un fenomeno di massa e il comune decide di istituire altre scuole per soddisfare i bisogni delle famiglie e dei bambini: fu una svolta perché segnò il diritto all’esistenza della scuola infantile laica.

La sua idea di scuola

Malaguzzi crede fermamente che ciò che i bambini apprendono non discende automaticamente da un rapporto lineare di causa-effetto tra processi di insegnamento e risultati, ma è in gran parte opera degli stessi bambini, delle loro attività e dell'impiego delle risorse di cui sono dotati.

I bambini svolgono sempre un ruolo attivo nella costruzione e nell'acquisizione del sapere e del capire. L'apprendimento è quindi sicuramente un processo auto-costruttivo.

La scuola è paragonata a un cantiere, a un laboratorio permanente in cui i processi di ricerca dei bambini e degli adulti si intrecciano in modo forte, vivendo ed evolvendosi quotidianamente.

L'obiettivo principale è quindi quello di fare una scuola amabile dove stiano bene bambini, famiglie ed insegnanti dove lo scopo dell'insegnamento non è produrre apprendimento ma produrre condizioni di apprendimento.

Nelle scuole di Malaguzzi è posta una grande attenzione al senso estetico in quanto vi è il convincimento che esista anche un'estetica del conoscere: la tesi è che nell'impresa di apprendere e capire c'è sempre, consciamente o no, una speranza che ciò che riusciremo a realizzare ci piacerà e piacerà agli altri.

Malaguzzi ha introdotto l'atelier nella scuola: se avesse potuto avrebbe sostituito la vecchia tipologia scolastica con una scuola fatta di atelier e laboratori, luoghi dove le mani dei bambini, il fare, il pasticciare, potessero conversare con la mente come è nelle leggi biologiche ed evolutive.

Malaguzzi può essere considerato un “movimentista della pedagogia”: osservava quotidianamente i bambini, confrontava le proprie conoscenze e teorie con bambini veri, cioè che giocano, apprendono, lavorano e si sviluppano. Lottava per ottenere l'estensione dei servizi, la qualificazione del lavoro pedagogico.

Concludendo, si può riassumere il pensiero di Loris Malaguzzi ricordando che privilegiava:

  • l'attenzione primaria al bambino e non alla materia da insegnare,
  • la trasversalità culturale e non il sapere diviso in modo settoriale,
  • il progetto e non la programmazione,
  • il processo e non il solo prodotto finale,
  • l'osservazione e la documentazione dei processi individuali e di gruppo,
  • il confronto e la discussione come alcune delle strategie vincenti della formazione,
  • l'autoformazione degli insegnanti.

Diceva Malaguzzi: "... i bambini costruiscono la propria intelligenza. Gli adulti devono fornire loro le attività ed il contesto e soprattutto devono essere in grado di ascoltare..."

Citazione

"Il bambino - è fatto di cento.

Il bambino ha cento lingue -cento mani -cento pensieri - cento modi di pensare - di giocare e di parlare - cento sempre cento - modi di ascoltare - di stupire di amare - cento allegrie - per cantare e capire - cento mondi - da scoprire - cento mondi - da inventare - cento mondi - da sognare.

Il bambino ha cento lingue - (e poi cento cento cento) - ma gliene rubano novantanove.

La scuola e la cultura - gli separano  la testa dal corpo.

Gli dicono:  di pensare senza mani - di fare senza testa - di ascoltare e di non parlare - di capire senza allegrie - di amare    e di stupirsi - solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:  di scoprire il mondo che già c'è - e di cento - gliene rubano novantanove.

Gli  dicono: che il gioco e il lavoro - la realtà e la fantasia - la scienza e l'immaginazione - il cielo e la terra - la ragione e il sogno - sono cose  che non stanno insieme.

Gli dicono insomma - che il cento non c'è

Il bambino dice: - invece il cento c'è."

 

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