La parabola di Devis Mangia

Da sconosciuto a re dei media
Da perfetto sconosciuto a fenomeno mediatico. In poco meno di un mese la vita di Devis Mangia è letteralmente cambiata. Un successo costruito in campo, ma anche in sala stampa. E così, se il suo Palermo gioca e diverte, anche Mangia gioca e diverte. Tanto che oggi è uno dei personaggi più ambiti di radio e televisioni. Uno con la battuta sempre pronta. Uno che la butta sul ridere e che sdrammatizza un mondo che spesso si prende troppo sul serio. Del resto, le prima avvisaglie di che tipo fosse il giovane tecnico si erano intraviste già il giorno della sua presentazione.

"N'aviemo a ruspiagghiare u sangu". Era stata questa la prima frase che aveva sorpreso tutti. "Volevo dire che era arrivato il momento di darci una smossa - aveva poi spiegato Mangia - Ho pensato di dirlo in palermitano. Del resto, se Mourinho si era presentato dicendo pirla in milanese perché io non potevo parlare in palermitano? Ho sfruttato una delle frasi che un mio amico mi aveva scritto prima che venissi a Palermo". Frasi che dovevano andare bene con la Primavera e che invece Mangia ha utilizzato anche con la prima squadra. Adesso queste frasi le scrive anche negli spogliatoi. "Ma i ragazzi non le capiscono perché in squadra non c'è nemmeno un palermitano".

I giocatori li ha conquistati così. Con una buona dose di spirito e con tanto lavoro in campo. I tifosi e i media li ha conquistati con le vittorie e l'ironia. Quando è andato a Sky per commentare la vittoria sull'Inter, Mangia è riuscito a scherzare anche al suo esordio. "Ho vinto? Vorrà dire che Zamparini mi farà fare almeno un'altra partita". E visto che la cosa tirava, Devis si è adeguato. Ha analizzato così la sconfitta contro l'Atalanta. "Cosa ci è mancato a Bergamo? Il canotto e i braccioli visto che il campo era allagato". Quando ha battuto il Cagliari ne ha sfoderata un'altra. "Ho trentasette anni, ma me ne sento quarantasei perché perdo tre anni ogni partita".

Mangia ormai si è calato nel personaggio e riesce a venire fuori con una battuta anche dalle domande più insidiose. "Perché non ho fatto giocare Miccoli? Ero stufo di sentirmi chiedere di Ilicic così l'ho lasciato fuori perché mi chiedeste di lui". Questo a consuntivo del pareggio dell'Olimpico. Alla vigilia, parlando degli attaccanti della Lazio, aveva liquidato la cosa con un'altra battuta. "Per fermare Cisse e Klose li legheremo negli spogliatoi".

Una ventata di leggerezza che piace anche ai suoi colleghi. Reja lo ha incoronato dicendo che "è bravo e anche simpatico". Lui, che sino a qualche giorno fa allenava i ragazzi, si gode il suo momento. "La prima volta che sono entrato al "Barbera" ho avuto le vertigini - dice il tecnico - Così all'Olimpico ho pensato di tenermi accanto il medico per farlo intervenire se mi fossi sentito male. In fondo è andata bene. In un grande stadio come l'Olimpico ci sono già stato. Adesso mi manca San Siro e poi posso smettere". La sensazione è che, invece, sentiremo parlare a lungo di Mangia e gli sentiremo fare a lungo le sue battute.

di MASSIMO NORRITO 

Testata:
La Repubblica

Data:
27.09.2011

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