La concentrazione nello sport di squadra

Focalizzare l'attenzione senza influenze esterne

Sinceramente non saprei quante volte mi è capitato di chiedermi o di pensare " come faccio a far restare concentrati i ragazzi/bambini che sto allenando in queste due ore dall'inizio alla fine?" Mi è capitato tante volte di viverlo come il primo grande problema da affrontare in una seduta di allenamento, ancora prima di preparare esercizi tecnico/tattici. Sui ragazzi/bambini che "vanno da soli" chiaramente non mi fermo a parlare di questo tema, ma gli altri come si potrebbero suddividere se pensassimo a delle categorie? ci provo:

  • ragazzi/bambini che partono bene e si "perdono durante la seduta di allenamento"
  • ragazzi/bambini che partono bene e si "perdono subito dopo"
  • ragazzi/bambini che iniziano la seduta dall'allenamento senza voglia di apprendere
  • ragazzi/bambini che non sono assolutamente in grado di "sapere che stanno facendo sport" per un reale motivo

Forse non sono stato chiarissimo nella suddivisione delle categorie, anche perchè queste rappresentano le categorie che sono presenti nel mio modo di vedere i ragazzi che alleno, ma penso che tutti abbiano avuto o hanno a che fare con la proposta di allenare ragazzi/bambini che poco si sposano con la mentalità giusta del vero sportivo.

Molte volte nella vita e nello sport mi sono sentito ripetere  la seguente frase: “Devi concentrarti! Così non arriverai da nessuna parte!” Ho  anche cercato di concentrarmi al massimo, ripetendomi di NON farmi distrarre dai rumori circostanti, di NON pensare alla bella giornata fuori, di NON fantasticare con la mente sull’appuntamento della sera, ecc. ecc. Risultato? La  mente andava proprio lì dove non doveva andare. Il motivo è molto semplice: il solo fatto di ripetersi di NON pensare a quello o NON immaginare quest’altro  porta l'inconscio a focalizzarsi su ciò che ci si ripete ossessivamente e quindi proprio a quei rumori. La nostra mente questa diabolica macchina!

L'allenatore/istruttore, che opera nelle società dove il sociale e alla base della seduta dell'allenamento, deve trovare il modo di operare con un criterio che faccia disperdere al gruppo il minor tasso di concentrazione, ma soprattutto, lui deve trovare il modo di non buttare nè tempo nè energie con quei ragazzi/atleti/bambini che non hanno voglia di imparare e di applicarsi.

  • psicocinetica
  • entusiasmo dell'allenatore/istruttore
  • buona proposta (programma efficace di allenamento)
  • stimoli e sorprese durante l'anno
  • copia e incolla da altri istruttori bravi in questo "campo"

Sono abbastanza per alzare il tasso medio di ogni allenamento e il tasso medio di ogni modo di operare? Me lo sono chiesto proprio in questo anno dove sono stato fermo fino a marzo. Ci ho pensato diverse volte considerando il fatto che su ognuno degli argomenti che ho trattato non ci sono nè tabelle nè confronti diretti.

Sono arrivato a questa conclusione:

  • mi manca un progetto serio ed efficace sui test che durante l'anno possono darmi un check e possano farmi fare un confronto tra le annate che ho seguito e che seguirò
  • mi manca il lavoro in uno staff di lavoro che possa vedere con più occhi e che possa durante tutto l'anno scomporre il gruppo in sottogruppi
  • mi manca di filmare gli allenamenti per poi poter vedere eventuali atteggiamenti negativi o inibitori che mi erano scappati durante gli allenamenti e durante gli esercizi

Penso che queste tre cose possano fare fare il salto di qualità. Un notevole salto di qualità. Potersi concentrare noi allenatori su dei sottogruppi, anche nei dilettanti e anche nel famoso "sociale" farebbe vivere meglio l'approccio stesso agli allenamenti, alle partite e di colpo potrebbe "qualificare il nostro lavoro" in una maniera meno attaccabile negativamente anche da persone che possono mettere in dubbio certi programmi o il nostro modo di relazionarci con i ragazzi/bambini

  • mio figlio è bravo di...deve giocare...di più...in un altro ruolo....
  • vedo la squadra stanca
  • non hai il polso della situazione
  • questa progetto non ha nè capo nè coda
  • ecc..

Oggi certe realtà calcistiche e lo sport in generale vive la situazione dove i ragazzi/bambini/atleti non sembrano più adatti allo sport stesso. La vera sfida è allenare questi protagonisti in un contesto diverso da quello che fino a qualche anno fa ci permetteva di coprire meglio i nostri evidenti errori. Ci si potrebbe anche ritrovare soli in una società che non crede nel lavoro a "piramide", ma un vero allenatore/istruttore sono sicuro che ci proverà. Chi allena nei settori giovanili è da qualche anno ormai arrivato davanti a questa sfida. Come allenare meglio ragazzi che sono calati, sia di passione, sia di valori, sia di concentrazione lagata alla prestazione. Al miglioramento della prestazione. Forse sarà la vera vittoria degli allenatori contemporanei. Il patto? Togliere ogni abili dalle nostre teste. Restare concentrati per migliorare le nostre squadre, il nostro settore giovanile. creare un lavoro che possa dare qualche frutto nel futuro sapendo che siamo allenatori di passaggio e che possono incidere anche solo sbagliando meno e soprattutto insegnando a "stare veramente sul pezzo" ai giovani. Non disperderci dietro cose inutili. Scegliere una strada e provare a seguirla noi per primi fino in fondo, anche per diventare pioneri stessi nelle nostre società di pratiche nuove ed efficaci allo stesso tempo.

Chiudo citando un articolo che si concentra su un aspetto che mi dà molti stimoli per cambiare.

"Eppure, nello sport, stanno ben attenti alle parole dell’allenatore perché, osserva Alberoni, se ti distrai, ti rimprovera e i tuoi compagni protestano. Quando mai si è visto che i compagni di scuola protestino se qualcuno non sta attento? Per esperienza posso dire che talvolta capita che protestino, ma lo fanno quando si annoiano di fronte all’ennesima predica che l’insegnante rivolge all’esagitato di turno.

Proseguendo con la sua analisi, il sociologo tocca un tasto su cui non concordo. Afferma che la scuola non rimproveri, che non corregga con l’esercizio una tendenza sbagliata. Questo perché, secondo alcuni pedagogisti, il rimpovero e la correzione di atteggiamenti sbagliati provocherebbero nei giovani una grave frustrazione, bloccandone la creatività. Mi permetto, a questo punto, un’osservazione: l’atteggiamento di censura dei comportamenti scorretti da parte degli insegnanti ci deve essere e c’è, almeno nella maggior parte delle scuole, dalla primaria al liceo. La correzione può avvenire attraverso diversi tipi di comportamento: si ammonisce e si punisce, sempre, però, mettendo bene in risalto il motivo per cui un certo atteggiamento non è accettabile. Si spiega dove sta l’errore e in che modo si può ovviare al problema. Le regole ci sono e bisogna rispettarle, altrimenti si incorre in una sanzione.

Concordo maggiormente con quanto Alberoni sostiene riguardo alle famiglieaggravano la situazione mettendosi normalmente dalla parte dei figli e contro gli insegnanti. Ed è per questo, non mi stancherò mai di ripeterlo, che una corretta azione educativa, prima ancora che didattica, si mette in pratica quando c’è la collaborazione fra scuola e famiglia. Certo, è un po’ difficile che a casa i genitori sappiano affrontare il problema distrazione, ovvero non hanno gli strumenti, tranne la persuasione, con le buone o con le cattive, per far sì che i figli a scuola seguano le lezioni con interesse, senza annoiarsi e senza deconcentrarsi. Questi strumenti devono, prima di tutto, essere messi in pratica a scuola, durante le lezioni, dai singoli insegnanti. Ma a casa i genitori possono fare molto: ad esempio, ascoltare i figli quando hanno qualcosa da dire e partecipare alla loro vita scolastica dando consigli e approvando o meno il loro atteggiamento di fronte allo studio. Se non li si ascolta, essi stessi saranno meno propensi ad ascoltare. In altre parole, bisogna dare il buon esempio."

da: Marisa Moles's Weblog Le idee migliori sono proprietà di tutti (Seneca)

 

 

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1 Comment

  1. Cristiano says:

    Bravo Matteo! ...hai toccato tante problematiche che rimarranno, a mio avviso, per molto tempo ...se consideriamo lo stile di vita dei bambini e delle famiglie d'oggi.
    Per quanto riguarda il tema della concentrazione i ragazzini oggi, durante la seduta di allenamento (succede così anche a scuola, mi dicono dei professori), non ritrovandosi in altri luoghi ricreativi, si raccontano tutto, quello che hanno visto in televisione, cos'è successo a scuola e così via. Io sono rimasto sorpreso (allenando per il primo anno i giovanissimi) nel vedere che i miei ragazzini la domenica mattina, si ritrovano come chi non si vede da una settimana e il fatto che di lì a poco ci sia la partita, lo considerano un evento già programmato (che è vero!, ma non mostrando la volontà necessaria per modificare a proprio favore l'evento stesso) non saprei come dire ma quasi come se fosse già passato ancora prima di iniziare. In conseguenza a ciò si rilassano, quando il bello deve e il divertimento deve succedere. Cerco quindi di richiamare la loro attenzione dicendogli che durante la partita si devo divertire. Il momento più emozionante di una competizione è prima del fischio d'inizio dell'arbitro, perchè dopo inizia la partita e poi ci si diverte.
    La seconda osservazione che faccio è che anche nei dilettanti ci deve essere un minimo di selezione a discapito del lato economico (non si può insegnare ad un gruppo di 20 persone dove all'interno dello stesso ci sono più sottogruppi tipo 4 livelli differenti solo dal punto di vista tecnico).
    E' positivo che tra società diverse ci sia la collaborazione e scambio dei giocatori, per mantenere un livello tecnico il più possibile omogeneo.
    Per quanto riguarda il progetto, ...è giusto averlo, è meglio essere precisi, controllare qualsiasi dettaglio dal punto di vista organizzativo, quindi filmare gli allenamenti ecc.
    Ma se sei in una società dove non c'è il secondo allenatore, dove gli allenamenti sono due la settimana (di 1,5ora a seduta) perchè di più non si può, perchè dopo subentra il genitore, che fai? I nostri nonni dicevano "Chi fa da sé, fa per tre", si ma quanta fatica costa. Rimboccarsi le maniche sempre! ...e speriamo che qualche anno se non siamo in tre, almeno in due ...sarebbe meglio.
    E alla fine arriviamo ai genitori, anche qui è cambiato tutto, però hai già detto tutto bene te e l'Alberoni. Come te sono contrario al rimprovero dell'errore perchè generà un blocco nei ragazzini dovuto alla paura di ripetere l'errore e quindi limita la fantasia e creatività. Io dico ai miei ragazzi che ci sono delle regole che vanno rispettate e quanto questo non accade si incappa in conseguenze che vanno accettate, ma non punizioni.
    Ciao

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