Il Metodo

Michele Di Cesare

Chiunque alleni, anche tra gli adulti, dovrebbe avare un metodo di lavoro, per alcune ottime ragioni. Servono idee chiare su come e dove partire, se si ha un metodo condiviso nel settore giovanile ci si scambia no informazioni e, soprattutto, è chiaro quanto e cosa abbia fatto la squadra nell'annata precedente. Spesso, invece, ognuno lavora in modo isolato, pensando solo a se stesso, immerso nei propri problemi che paiono sovrastarlo. L'impresa di gestire efficacemente un gruppo di giovani, se un settore giovanile non opera in maniera coesa, condividendo programmi, idee e, appunto, metodologia è a dir poco complessa. Avere metodo, inoltre, da un senso ai test che si realizzano e ai dati che si raccolgono, perché testimoniano un progetto e permettono, negli anni, di comprendere il percorso svolto dal singolo e dalla squadra, potendolo di consenguenza analizzare. Peccato che i metodi non esistano o, qualora ci siano, spesso non vengano diffusi. Proprio per questo motivo abbiamo dato spazio a realtà come il Coerver Coaching o il Castello di Massimo De Paoli. Non pensiamo che rappresentino il verbo o siano infallibili, ma permettono quel confronto che è alla base di qualunque miglioramento. Altrimenti coloro che allenano continueranno a essere tante piccole repubbliche indipendenti, soggette ai continui "colpi di stato" che chiamamiamo esoneri e oggi caratterizzano persino le realtà giovanili. Senza metodo e dati su cui confrontarsi, infatti, si vive di impressioni e opinioni e il risultato sarà sempre il solo punto di riferimento, con buona pace di tutti i presunti progetti di cui molti parlano.

Michele Di Cesare
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