Bearzot, duelli d’Italia

In viaggio con Enzo Bearzot e il suo calumet. Cinquantanni di sport, e di costume sportivo. Un affresco. Friulano di scorza dura, studi classici, 67 anni, il Grande Solitario ci guida dentro a «questo mondo alla l'ine del mondo» che è l'agonismo. Com'era e com'è. Campione mondiale nel 1982, quando guidava la nazionale di calcio, e adesso libero cittadino, voce fuori del coro. Colui che fa più strada, diceva CromweO, è spesso colui che non sa dove va. Cominciamo dalla base. Cominciamo, cioè, dallo sport nella scuola, un argomento che ha solcato questo mezzo secolo provocando seminari e scomuniche.

Enzo Bearzot sorride: «E' un campo minato. Parlare bene di un certo periodo - o meglio, di una cosa fatta bene sotto un certo regime - non è fine, può turbare le coscienze. Pane al pane: ai tempi del fascismo, lo sport scolastico sì che era una cosa seria, altro che le parodie odierne. Io, ragazzino, ignoravo perché me lo somministrassero in dosi così massicce: l'avrei capito dopo. Atletica, soprattutto. I ludi juveniles, per esempio. E poi, a livello università rio, i littoriali. Mentalità polisportiva, filosofia da college americano. Oggi non è così. Oggi è tutto un cicaleccio».

Testata:
La Stampa

Data:
22.02.1995

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