Attività Sportiva di Avviamento al Rugby

Pubblicato da Rugby Summano

Articolo tratto dal blog http://rugbysummano.blogspot.it/

ATTIVITA' SPORTIVA DI AVVIAMENTO AL RUGBY

PREMESSE GENERALI
I programmi della Scuola che prevedono l’Educazione Motoria come attività curriculare, pongono l’educatore di fronte alla necessità di scegliere un’attività che possa essere praticata da TUTTI i suoi alunni (bambini, ragazzi, ragazze).
Quando si inizia un programma educativo con dei ragazzi bisogna porci dei fini a cui si intende arrivare alla fine del nostro operato. Queste finalità si suddividono in due sistemi diversi di educare:
1) EDUCARE IL MOVIMENTO che riguarda l’area morfologico- funzionale con la quale si cerca di raggiungere i seguenti obiettivi:
A – favorire lo sviluppo di :
- capacità sensopercettive
- schemi motori
- schemi posturali
B – sviluppare le capacità :
- coordinative
- condizionali
C – favorire l’apprendimento :
- abilità motorie ( generali e specifiche)
2) EDUCARE ATTRAVERSO IL MOVIMENTO riguardante le aree affettive-cognitive- relazionali ed ha come obiettivo:
AREA AFFETTIVA :favorire il controllo dell’emotività (paura, aggressività);
AREA COGNITIVA :stimolare le capacità di iniziativa e di risoluzione dei problemi;
AREA SOCIALE :sviluppare coerenti comportamenti relazionali (squadra, disciplina, rispetto delle regole)

METODOLOGIA E DIDATTICA DELL’ INSEGNAMENTO DEL RUGBY

Il rugby non può essere presentato all’alunno in tutta la sua complessità.
Questa dipende:
- dalla stessa attività (elevato numero di giocatori, con grande diversificazione di ruoli, regolamento molto complesso, svariate possibilità d’azione dei giocatori, ecc);
- dalla complessità del soggetto a cui si vuole insegnare (problemi d’ordine affettivo, motorio, psichico).
Obiettivo dell’istruttore sarà, quindi, quello di semplificare il gioco senza snaturarlo, con un processo di apprendimento che si sviluppa:
- dal semplice al complesso;
- dal generale al particolare;
- dal conosciuto all’ignoto (cioè dall’attività personale del ragazzo verso le esigenze fondamentali del rugby).
Il ruolo dell’istruttore non è quello di istruire un giocatore, ma al contrario, è quello di permettergli di capire ciò che fa.
L’alunno all’inizio inventa, poi capisce.
Egli è capace di spiegare "a posteriori" il suo comportamento, la sua risposta motoria.
Non esistono alunni che dal punto di vista motorio "non sappiano nulla".
Il ragazzo ha in sé delle azioni precostituite che sviluppa allorché è messo in presenza delle esigenze di una attività.
INSEGNARGLI IL GESTO NON SEMBRA NECESSARIO, poiché in alcune circostanze mostra di sapere certi gesti.
E’ nostro compito dunque, PROPORRE DELLE SITUAZIONI DI GIOCO A CUI IL RAGAZZO DARA’ UNA PROPRIA RISPOSTA e non quella che si vorrebbe;
il ragazzo non è in grado di comprenderla dal momento che dovrà prima arrivare a confrontare ciò che conosce con le esigenze delle nuove situazioni proposte.
Se, comunque il principiante non dovesse trovare le giuste risposte, devono essere proposte altre varianti (più semplici, meno complesse della situazione).

Lo scopo che si vuole raggiungere deve essere sempre conosciuto, sì da motivare alla stessa attività, ed in modo da costringere il principiante a chiedersi il perché della riuscita o meno.
In questa fase di avviamento le forme dell’apprendimento che prediligiamo sono:PER PROVE ED ERRORI,(e non per ripetizione continua degli stessi esercizi, senza errori), ed anche PER COMPRENSIONE.
Si arriva così ad una costruzione del saper fare (APPRENDIMENTO)
E’ quindi evidente che l’istruttore deve rendersi conto delle difficoltà dei ragazzi a questo livello e deve aiutarli a risolverle.
Sarà solo quando il contatto fisico non sarà più un problema che il ragazzo avrà lo spirito libero per giudicare ed agire nella maniera più adatta.
Sarà possibile solo in questo momento farlo lavorare sulla comprensione del gioco, perché, tranquillo sul piano affettivo, sarà disponibile a risolvere le situazioni in maniera valida (reazione intelligente- decisione tattica del gioco).

METODOLOGIA TECNICA DI APPRENDIMENTO
Il rugby deve essere insegnato in modo vivo, per mezzo dell’opposizione e deve essere vissuto immediatamente nella sua realtà che è quella di uno sport di contatto e di combattimento.
Sul piano della didattica sarà indispensabile per l’istruttore dare il massimo dinamismo e ritmo a tutte le azioni e perciò i suggerimenti verbali nel movimento sono molto importanti.
Questo periodo di ricerca e scoperta del rugby, definito come un periodo genetico, è caratterizzato inoltre da alcune indicazioni metodologiche:
-NESSUNA DIVERSIFICAZIONE DI RUOLI – (all’inizio è importante formare l’intelligenza tattica di un giocatore, successivamente questa sarà una buona fase di partenza per la specializzazione e il perfezionamento);
-OPPOSIZIONE PERMANENTE- (è il solo modo per allenare la decisione tattica, importantissima nel determinare la prestazione rugbystica, può essere variata in forma ed intensità e, a volte, eliminata per la tecnica individuale, ma occorrerà, poi, ritornare alla realtà dell’opposizione);
STRUTTURAZIONE DEL GRUPPO- (formare squadre equilibrate);
STRUTTURAZIONE DELL’ALLENAMENTO- organizzato in cicli di allenamenti/incontro in cui i problemi emersi nel gioco potranno essere affrontati negli allenamenti seguenti e verificati nel prossimo incontro.

LA SCOPERTA DEL RUGBY
Sul piano metodologico tutte queste indicazioni trovano attuazione nella progressione didattica diAVVIAMENTO AL RUGBY.Il gioco è sempre il punto di partenza e di arrivo di questa progressione ed una graduale introduzione di regole permette di strutturare il Gioco stesso a livelli diversi in relazione alla comprensione dello stesso e alla padronanza di abilità motorie dei partecipanti.
L’introduzione nel gioco delle :
REGOLE FONDAMENTALI (Meta, passaggio indietro, tenuto e fuorigioco), realizza l’obiettivo di presentare un rugby semplice, facilmente comprensibile a tutti, ma con tutte le caratteristiche proprie del gioco stesso, così come quello di una progressiva e graduale complessità, base di un continuo ed effettivo apprendimento.

Successivamente verranno introdotte anche le:
REGOLE COMPLEMENTARI (Mischia, Touche, Calcio d’invio e di rinvio, Annullato,…) relative al modo di riprendere il gioco dopo che questo è stato interrotto.
Questa attività, volta ad una conoscenza e comprensione del Gioco sia sotto il profilo regolamentare che di possibilità d’azione e che prelude alla creazione di giocatori intelligenti,deve avvenire nel Gioco Reale.
Da questa realtà giocatori ed istruttore individueranno i problemi urgenti che, se non possono essere chiariti a livello della squadra (grande gruppo), saranno trattati a livello di (sottogruppo) e poi a livello individuale per giungere, in seguito, alla realtà del Gioco
Si realizza così il procedimento metodologico "dal generale al particolare," tipico del metodo globale.

INDICAZIONI METODOLOGICHE
L’attività ludica caratterizza la conoscenza del gioco del rugby.
Le regole sono introdotte durante il gioco, in apposite pause e con appropriate spiegazioni (poche parole chiare e precise, alcune dimostrazioni e paragoni con attività conosciute come il calcio ad esempio) :
IL GIOCO COME CONTINUA OPPOSIZIONE: il gioco viene conosciuto secondo il concetto di opposizione che lega le 2 squadre (l’attacco gioca in rapporto alla difesa, e viceversa).
IL GIOCO COME MOVIMENTO ININTERROTTO: il gioco si sviluppa inoltre, secondo un concetto diDINAMISMO CONTINUO, grazie al ruolo dell’educatore che lo organizza continuamente rilanciandolo quando vi sono, arresti del movimento.
In questa prima fase è importante il COINVOLGIMENTO DELL’INTERO GRUPPO assegnando il pallone, oggetto del gioco, in fase di rilancio come gli elementi che vi partecipano poco spontaneamente riportando la totalità del gruppo verso la zona di interesse.
Durante il gioco vengono costantemente stimolati i Principi Fondamentali dell’ AVANZARE eSOSTENERE, prioritari per una giusta comprensione del rugby.
Si realizza così la prima tappa, definita come " GIOCO AMORFO" della scoperta del rugby, in cui oltre ad un gioco continuamente e diversamente strutturato per la progressiva introduzioni di regole e limiti all’azione dei partecipanti, devono emergere le VALENZE EDUCATIVE del nostro sport (Lealtà, rispetto agli altri, ecc.).
Dal punto di vista motorio devono essere presenti anche delle esercitazioni di EDUCAZIONE AL CONTATTO FISICO e CON IL TERRENO, per familiarizzare i principianti a queste due forme tipiche e ricorrenti nella nostra attività.
In seguito, in rapporto al grado di apprendimento, saranno introdotte le regole complementari e saranno inserite le attività per l’acquisizione delle abilità tecniche specifiche del Gioco del Rugby.

Sensibilizzazione al gioco del Rugby
Contenuti e linee operative

INTRODUZIONE
L’incontro tra la Scuola ed il Rugby va ricercato e favorito con la consapevolezza che queste due "entità" possono essere estremamente utili l’una per l’altra: la
collaborazione del tecnico con la Scuola deve essere finalizzata al raggiungimento degli obiettivi della Scuola stessa (contributo alla formazione del Cittadino).
Il Rugby è uno sport di emozioni, di cooperazione, di contatto: ciò lo rende uno strumento formativo potenzialmente eccezionale, ma come ogni strumento va usato correttamente, avendo chiari gli obiettivi che si intende perseguire ed il metodo con cui si vuole lavorare.
Il Comitato Interregionale delle Venezie intende mettere a disposizione di tutti i Tecnici che intervengono in ambito scolastico le esperienze maturate in questi anni a livello regionale e nazionale.
Il Progetto di Attività sperimentato dal CIV ha dato ottimi risultati in termini di partecipazione e di coinvolgimento dei ragazzi/e che vi hanno partecipato e degli insegnanti: è interesse del CIV che l’attività nelle Scuole del Triveneto si svolga seguendo le linee operative qui esposte.PREMESSA
Il Tecnico che interviene in ambito scolastico svolge funzione di Educatore: il suo
atteggiamento e la sua proposta devono conformarsi a questo principio
fondamentale.
L’educatore deve porre particolare attenzione a:

  1. Capacità di gestione di un gruppo di ragazzi/e e delle dinamiche che si sviluppano al suo interno;
  2. Capacità di fare una proposta che sia adatta al gruppo con cui si sta lavorando e che vada incontro al vissuto dei ragazzi/e.

L’azione educativa si pone i seguenti OBIETTIVI:
Sviluppo della consapevolezza/coscienza di sé
Sviluppo della collaborazione/cooperazione.

METODOLOGIA
L’attività di sensibilizzazione deve favorire:

  1. Libertà di espressione: l’educatore propone gli esercizi evitando di mostrare quale sia il modo "giusto" per eseguirli;
  2. Ritmo: l’attività deve svolgersi a ritmo sostenuto e con la giusta
    alternanza di movimento e riposo;
  3. Concentrazione: l’attività richiede per tutta la sua durata la piena "presenza" di chi la svolge e la disponibilità a recepire ciò che viene proposto dall’educatore;
  4. Sospensione del giudizio: il modo di svolgere gli esercizi proposti è comunque giusto perché ognuno li interpreta a seconda della propria personalità, con l’unica condizione che ciascuno si metta effettivamente in gioco e sia concentrato su ciò che sta facendo.

 

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